Il predominio del Governo sul Parlamento è stato sancito in modo incisivo nel sesto comma dell’art. 12 del disegno di legge costituzionale che modifica l’art. 72 della Costituzione

Gaetano Bucci

 

Il predominio del Governo sul Parlamento è stato sancito in modo incisivo nel sesto comma dell’art. 12 del disegno di legge costituzionale che modifica l’art. 72 della Costituzione.

La norma attribuisce infatti al Governo la possibilità (recte: il potere) di chiedere alla Camera che «un disegno di legge indicato come essenziale per l’attuazione del programma di governo, sia iscritto con priorità all’ordine del giorno e sottoposto a votazione finale entro sessanta giorni dalla richiesta»[1].

Risulta evidente come questa previsione che rafforza le prerogative del Governo e comprime quelle del Parlamento, incida profondamente sugli equilibri costituzionali»[2], distorcendo gravemente la forma di governo parlamentare delineata dalla Costituzione.

L’attacco alla democrazia sociale trova in questa previsione il proprio compimento, perché la sanzione del primato del governo sul parlamento nel processo di elaborazione degli indirizzi politico-legislativi aggiungendosi all’introduzione del principio del  pareggio di bilancio, determina la piena integrazione fra la “governabilità istituzionale”[3] e la “stabilità economica”[4] che ripristina il nesso di compenetrazione organica fra lo stato-apparato e gli interessi economico-finanziari, su cui si incardinava lo stato liberale e lo stato fascista-corporativo[5].

L’istituto del “voto a data certa” introdotto dal disegno di legge costituzionale, evoca del resto la cultura istituzionale sottesa alla previsione dell’art. 6 della Legge 24 dicembre 1925, n. 2263 che condizionava  gravemente l’autonomia del Parlamento, attribuendo al Capo del Governo il potere di determinare la formazione dell’ordine del giorno delle Camere[6].

Per contrastare questi processi di degenerazione istituzionale che nella fase della crisi capitalistica globale, si intrecciano con profondi processi di destabilizzazione sociale, si dovrebbe riprendere un percorso di lotta sociale e politica che assuma i principi fondamentali della Costituzione come assi di un processo di democratizzazione e socializzazione dell’organizzazione pubblica e privata del potere.

[1] cfr. G. AZZARITI, Nuovo senato debole, governo fortissimo, in il manifesto, 29 ottobre 2014. L’Autore evidenzia come la formulazione generica della disposizione «rimetta al Governo stesso l’ampiezza del suo potere», dato che «nulla impedirà […] di ritenere essenziale per l’attuazione del programma ogni disegno di legge», salvo le ipotesi delle leggi bicamerali, delle leggi elettorali, delle leggi di ratifica dei trattati internazionali e delle leggi approvate a maggioranza speciale. Si osserva inoltre come «la vicenda dell’abuso della decretazione d’urgenza e l’interpretazione disinvolta dei ben più stringenti limiti della “straordinaria necessità e urgenza”, dovrebbero far capire che non sarà una formula di stile («essenziale per l’attuazione del programma) a frenare l’abuso del nuovo istituto da parte dei prossimi governi».

[2] G. AZZARITI, Nuovo senato debole, governo fortissimo, cit., evidenzia la similitudine fra l’istituto del “voto a data certa” previsto dal ddlc. Renzi-Boschi e l’istituto francese del “vote bloqué” il quale ha indebolito il ruolo parlamento, concentrando l’intera dialettica politica nel rapporto Presidente della Repubblica-Primo ministro.
[3] Per una critica radicale al concetto di governabilità, cfr. G. FERRARA, La crisi del neoliberismo e della governabilità cotta, in http://www.costituzionalismo.it, fasc. 1/2013.
[4] A. ALGOSTINO, La legge elettorale del neoliberismo, cit., p. 24, evidenzia come oggi la “governabilità” sia la «governabilità di chi controlla il mercato per l’implementazione del modello neoliberista» e come, in questo contesto, il sistema elettorale maggioritario costituisca «uno strumento classista per riservare il governo ad una oligarchia economica e politica». La diseguaglianza del sistema elettorale si configura insomma «come elemento per la riproduzione e l’incremento della diseguaglianza politica e sociale». Sul ritorno del capitalismo di stato nelle forme neo-corporative dell’“economia sociale di mercato”, cfr. L. PATRUNO, Il modello costituzionale europeo e l’idea di costituzione, Giappichelli, Torino, 2006, pp. 200 ss.
[5] A. ALGOSTINO, La legge elettorale del neoliberismo, cit., p. 17 (del dattiloscritto), osserva come nell’epoca della cd. “postdemocrazia” il dominio appartenga ad una classe sociale che in nome della competitività, impone il suo modello economico e nel contempo un sistema politico conforme alle sue esigenze.
[6] L’art. 6 della L. 24 dicembre 1925, n. 2263 (concernente: «Attribuzioni e prerogative del Capo del Governo»), disponeva che: «Nessun oggetto può essere messo all’ordine del giorno di una delle due Camere, senza l’adesione del Capo del Governo».

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