Angelo Ruggeri su Costituzione Togliatti e il futuro dell’uomo

Intervista di Mario Agostinelli

A: Ritieni che la crisi valorizzi un’attualità di Togliatti, sebbene nessuno ne stia parlando?

R: Certamente. Senza istituzioni e partiti di democrazia di massa avanzano e vincono i movimenti reazionari di massa. Togliatti, con un pensiero che va lontano e che viene dai tempi dell’Ordine Nuovo di Gramsci punta al superamento della “solitudine dell’uomo moderno” nella “lotta per il socialismo che significa lotta per una  maggiore democrazia”. Sfidiamo a trovare in Italia e in Europa, un altro uomo e dirigente intellettuale e politico che già nel 1936 e in quegli anni bui (e potremmo dire “in questi anni bui” di c.d. terza Repubblica post-democratica),  abbia scritto ( o anche solo pensato) quanto in sintesi rivela il rapporto che Togliatti scrisse al Comintern sulla situazione in Spagna

A: Vuoi ricordarci l’episodio?

R: Lo faccio anche attraverso le parole di un Gesuita, Padre Pirola: “Appena giunto in Spagna, Togliatti annota e informa Mosca, che “la vita politica del paese si svolge fuori dal controllo delle masse..”, masse di berlingueriana memoria. Ma – aggiunge – non è questo il motivo per cui la sinistra ha perso le ultime elezioni? Dirigere dall’alto, ecc. anziché attivare le masse facendo leva e coinvolgendole nella soluzione dei problemi nazionali che toccano puntualmente la loro vita quotidiana sul loro territorio.

A: Pensi che le frasi di Pirola, dieci e più anni fa, siano oggi superate dagli eventi?

R: Si, ma in senso peggiorativo. La fase attuale, con la punta dell’attacco alla Costituzione, rivela che il processo di allontanamento del popolo dalla sovranità attraverso una compiuta democrazia è andata terribilmente avanti. La riflessione che Togliatti veniva compiendo sulla democrazia, sulle cause della debolezza del fronte popolare spagnolo e dei motivi di fondo della vittoria del fascismo e della sconfitta che anche in Italia (e in Germania) tanti anni prima vi era stata si rifaceva all’assenza di forme democratiche che permettano alle vaste masse popolari di partecipare alla vita del paese e della politica”. E Renzi-Boschi stanno portando al culmine un attacco alla democrazia.

A: Non è a tutti chiaro…

R: Come no? La controriforma della Costituzione implica che venga meno  l’esistenza di istituzioni effettivamente rappresentative e di partecipazione di massa, attraverso un articolato tessuto organizzativo della societa civile, attraverso forma organizzate dal basso della societa, i partiti, i sindacati, e movimenti democratici di massa, insomma :una società civile gramscianamente concepita e organizzata.

A: Quindi Togliatti già nel 36 pensava a quella che sarebbe stata la Costituzione antifascista di un’Italia liberata

R: Certo! “Profetico”, rispetto alla sconfitta della Repubblica spagnola per la  fragilità della democrazia, Togliatti fu  anticipatore di quelle che saranno le fondamenta della Repubblica e della Costituzione democratica italiana. E, in certo senso, vedendo noi con i suoi occhi, profetico e anticipatore della causa della  degenerazione dell’URSS e della sua “caduta” – postuma rivincita di quanto Togliatti scrisse nel suo testamento politico, il Memoriale  di Yalta – ma anche profetico e anticipatore dei motivi della caduta” di partiti,  che come il PCI (dopo la morte di Berlinguer e la defenestrazione di Natta), abbandonando i principi e i valori della Costituzione, non hanno più saputo essere “i democratici più conseguenti” della democrazia della Repubblica. Si che nel loro trapasso dall’utopia al nulla, sono diventati “post-comunisti” fautori di una “post-democrazia”, pervenendo alla loro ormai cronica  defaillance che come la stessa “crisi del sovietismo” si può spiegare, volendo, con quanto  Togliatti disse già nell’esilio di Mosca: “Se noi un giorno torneremo nei nostri paesi – una vera e propria consegna per i comunisti italiani ma anche del mondo – bisognerà fin dall’inizio avere la consapevolezza di una cosa: lotta per il socialismo significa lotta per una maggiore democrazia: se noi comunisti non saremo i democratici  piu conseguenti, saremo superati dalla storia”.

A: Quindi il rapporto tra democrazia e socialismo rientrerà nella Costituzione italiana quando si discuterà nella Costituente.

R: Il tema del rapporto tra democrazia e socialismo ha una ampiezza  pari a quella  della vita di Togliatti e costituisce, ovviamente, il centro della riflessione e dell’azione sua e del PCI cosi come del pensiero e dell’opera di ogni altro eminente teorico e politico rivoluzionario. S’intende bene dunque che l’opera che inizierà a Salerno dove sbarca in Italia dall’esilio cosi come le sue idee animatrici del rinnovamento costituzionale non rappresentano – ne sarebbe in alcun modo possibile – una illuminazione improvvisa. Le ben note differenze che distaccano subito – a partire da quel  1944 – i comunisti italiani da quelli altri paesi, faranno dei comunisti i protagonisti della storia d’Italia sino, addirittura, al rovesciamento – unico caso in Europa – dei rapporti di forza ed elettorali interni al movimento d’ispirazione socialista, rispetto al Partito socialista e a favore dei comunisti e  del PCI.

A: Si dipinge spesso Togliatti come un ortodosso e si sottovalutano le sue capacità capacità originali di innovazione. Cosa ne pensi?

R: Togliatti non considera il marxismo come una ortodossia, ed usa significativamente il termine di maieutica, per indicare quella marxiana come la  assolutamente migliore ed unica “teoria” che aiuta cioè a far emergere appunto una analisi corretta, concreta della realtà. Si che con tale approccio antidogmatico dello “storicismo” togliattiano (diverso come anche quello d Gramsci, da altro e tradizionale storicismo) ad es. sul tema generale del rapporto tra marxismo e religione  e dei comunisti con i cattolici, legato dapprima al tema della difesa della pace e poi a molto di più, cioè allo stesso destino dell’uomo e dell’umanità, Togliatti prese posizione che restano sempre ed ancora oggi di grande attualità critica non solo nell’area teorica del marxismo, ma in generale nella pratica del movimento operaio internazionale. La critica che egli conduce al modo tradizionale con cui i marxiani hanno affrontato la questione religiosa e’ una critica estremamente pertinente e coerente con gli ideali ordinovisti che ritroviamo più esplicita nel famoso discorso di Bergamo titolato “il destino dell’uomo”.

Dove il tema era “LA DENUNCIA DELLA SOLITUDINE DELL’UOMO MODERNO”, della  lotta contro una “artificiale uniformità”, per l’affermazione della “libertà di scelta e di sviluppo” al fine di realizzare compiutamente la personalità di ciascun individuo. E’ l’immagine del socialismo che Togliatti prospettava come “sviluppo estremo della democrazia”, per superare tale solitudine dell’uomo nella moderna società capitalistica. Nella terra di Papa Giovanni XXIII e in dialogo con la sua enciclica “Pacem in Terris” Togliatti pensa alla necessità e al come superare la “solitudine dell’uomo moderno, che anche quando può disporre di tutti i beni della terra pure non riesce più a comunicare con gli altri uomini, si sente chiuso in un carcere dal quale non può uscire”, ed  è una idea e immagine ben lontana ed opposta a quella del c.d. “socialismo reale”. Togliatti si richiamava alla grande utopia marxiana della società comunista, come di “una società nella quale l’uomo non è più solo, e l’umanità diventa davvero una unità vivente, tramite lo sviluppo molteplice delle persone di tutti gli uomini, la loro continua partecipazione a una opera comune”: per i fini di emancipazione e liberazione dell’uomo dalla schiavitù del bisogno e di liberazione dallo sfruttamento capitalistico dell’uomo, della natura, della società, della salute, dell’ambiente e di ogni cosa per esclusivi fini antisociali e di profitto.

Una immagine, quella della società comunista di Togliatti, che viene da lontano e va lontano, che dai tempi dell’Ordine Nuovo si proietta nella storia – e che storicamente e inevitabilmente l’uomo e gli uomini continueranno a viverla e a perseguirla –  e che era poi quella che aveva affascinato tanti cattolici, unitamente a quella delle idealità universalistiche e di rigenerazione sociale quali apparivano nell’internazionalismo del PCI nella Resistenza e di fronte alla tragedia spaventosa determinata dall’approdo dei nazionalismi al fascismo e al nazismo evocati entrambi dalle classi borghesi e capitaliste economicamente dominanti.

A: Possiamo allora dire che chi sta dietro e dentro lo schema della controriforma Renzi-Boschi – chi vuole la vittoria del SI – ha chiaro che una idea profonda di liberazione dell’umanità contrasterebbe con i poteri dominanti e troverebbe appoggio nel mondo cattolico e negli sforzi di questi ultimi papi, Bergoglio in particolare?

R: Non ho dubbi. Basta elencare chi sponsorizza pubblicamente il Si appartenendo a potenti lobby economiche che pretendono che la politica sia cosa loro e che vorrebbero ridurre al minimo la partecipazione, anche entrando a gamba tesa nello spazio del referendum e mostrando cattivo, pessimo  gusto.  Non ci sono più solo i grandi banchieri come JP Morgan a sferrare generici attacchi alla democrazia, ma ci si vuole mettere un distintivo negli elenchi dei padri della controriforma Renzi, come fa Marchionne, la Confindustria, il Wall Street Journal, l’Economist, autentici corrompitori dell’opinione pubblica. Anche tutto questo deve far riflettere a fondo su PERCHE’ NO

 

 

 

 

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