No referendum perché

La forma di governo parlamentare introdotto nella Carta del ’48, viene assegnata  centralità al  Parlamento, come proiezione della dialettica tra le forze sociali e le forze politiche  portatrici della sovranità popolare. Al contrario, la controriforma costituzionale sottoposta a referendum sancisce l’inserimento  di un potere governativo volto ad interferire nell’O.d.G.  della Camera dei Deputati, sul presupposto che “un disegno di legge indicato come essenziale per l’attuazione del programma di governo, SIA ISCRITTO  CON PRIORITA all’O.d.G. e sottoposto a votazione finale entro 60  giorni dalla richiesta” (art. 12 rigo 27).

Un meccanismo di inaudita gravità, che evoca alla memoria l’emanazione della  Legge fascista del 1925 con cui si è conferita al capo del Governo il  potere di determinare addirittura la formazione dell’O.d.G. della  Camera.

L’alterazione conseguente della forma di governo parlamentare porta ad una deriva autoritaria, sia mediante il “monocameralismo”, sia mediante il ricorso ad un metodo discriminatorio tra governo, parlamento e forze politiche.

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